L’Umbria Indietreggia in Economia, Claudio Ricci: Persi 15.000 Posti di Lavoro, Meno Sperchi e Più Sviluppo.

Perugia, 6 Novembre 2017. Per oltre due anni ho presentato mozioni e interrogazioni per sottolineare che l’Umbria, rispetto alle altre regioni italiane, stava affrontando non adeguatamente la crisi che ha colpito un sistema regionale “molto debole”.
Tradotto, rispetto alla media italiana (già in forte calo), le Marche resistono, la Toscana cresce e l’Umbria cala molto più di tutte le altre regioni italiane.
Il silenzio è stato “assordante”. Adesso tutti si “svegliano” ma i “buoi sono usciti” e i danni fatti.
Taluni danno “pure lezioni”.
Io, molto più modestamente, e con il solito “contro canto” del “trombone” (che, ormai, sono diventato) dico che il PIL Prodotto Interno Lordo (Pro Capite) non è più un indice “rappresentativo” del reale stato di benessere con il collegato indice di speranza e dignità.
La situazione è ancora peggiore, in Umbria, di quanto cita il PIL, e su tutti conta solo un dato (fonte ISTAT), che invece non è stato adeguatamente citato: negli ultimi 10 anni abbiamo perduto 15.000 posti di lavoro (su meno di 900.000 persone residenti: un dato “disastroso”).
Mentre centri studi, di ogni tipo e genere, lo dicevano, che si stava andando male, il “coro unanime e allineato” (tipo effetto gregge, modello “tanto siamo vaccinati”) gridava al “tutto va bene-benino” inclusa qualche categoria socio economica (un tempo incisiva e ora più dedita alla “socio-filosofia”).
Devo riconoscere, invece, ai sindacati una “sempre e crescente” incisività.
Adesso si cerca pure un Salvatore con incluso miracolo. Brutte notizie: nel Mondo reale non esistono né salvatori (escluso Gesù Cristo per chi crede) e ne miracoli nient’affatto facili da ottenere (nemmeno pregando molto).
L’unica cosa da fare è: coinvolgere le persone di buona volontà (e con senso civico – civile), revisionare il bilancio della Regione (è il solo strumento concreto che conosco) eliminando privilegi, sprechi e inefficienze per investire (con quanto ricavato), su un progetto operativo (e concordato con i privati, le associazioni e i sindacati), per sviluppare i territori, aiutare chi crea posti di lavoro, diminuire le tasse (a partire dall’IRAP per le imprese) e la burocrazia, nonché sostenga le famiglie povere (sono il 12%).
Il grande progetto miracoloso per l’Umbria “non esiste”. Esiste solo il “far funzionare bene” le cose “normali” che servono per le persone e le attività: prendere un treno veloce o un aereo per andare facilmente in Italia e nel Mondo, fare un’esame sanitario o ottenere una autorizzazione entro 30 giorni, far funzionare i servizi (a partire dai rifiuti), sicurezza e decoro urbano.
Si è attrattivi e si cresce se si fanno funzionare bene le cose semplici. Per il resto ci affideremo, come solito, ai miracoli. Per chi crede.
Consiglio, la prossima volta che si andrà al voto in Umbria occorre riflettere su un punto: se “si vota senza fare la scelta giusta” ci sarà meno per tutti, nessuno escluso.
Claudio Ricci
(Consigliere Regionale).